Avevo solo 4 anni quando mia nonna mi ha insegnato a tostare.
Eravamo sulle montagne dell'Etiopia. In un piccolo villaggio, circondate dalla natura, lontano da tutto. E lei – la donna che mi ha cresciuto, il mio punto di riferimento, il mio mondo – mi ha insegnato quello che nessuno mi aveva ancora insegnato: che il caffè non si fa di fretta. Che si tosta lentamente, mescolando senza sosta, finché il chicco rilascia il suo aroma e ti dice che è pronto. Che poi si macina, si bolle, si serve. E che farlo per qualcuno – con cura, con attenzione, con tempo – è un modo per volergli bene. Quell'odore, quel gesto, quella donna. Non si dimenticano.
In Etiopia, non è solo una bevanda, il caffè è una cerimonia.
Si prepara più volte al giorno, in comunità, con calma. Si mettono le tazze, si brucia incenso, le persone si siedono insieme. Con amici, con la famiglia, con i vicini. Non c'è bisogno di un motivo speciale – il caffè è il motivo. È il centro della vita sociale, il momento in cui il tempo si ferma e le persone si guardano davvero. L'Etiopia è la culla del caffè, e lo onoriamo così da secoli. Questo è quello che ho imparato da quando avevo sei anni. Questo è quello che ho dentro.
Poi arrivò la Spagna.
La famiglia, la vita, gli anni. E poi il COVID — la battuta d’arresto, il silenzio, il tempo di tornare all’essenziale. E in quel tempo, l’inevitabile ricerca di quel caffè. Quello che ricordavo. Quello che profumava come le mattine in montagna, come la cucina di mia nonna, come qualcosa che non si può descrivere ma che riconosci non appena lo trovi. Non lo trovavo da nessuna parte — perché non esisteva. Così ho iniziato a portarlo io. Prima per casa. Poi per gli amici. Poi per la famiglia. Lo tostivamo, lo regalavamo, lo condividevamo. E la gente tornava a chiederne di più. Tornava sempre a chiederne di più.
Lì nacque Black Jebena.
Ciò che è iniziato come un bisogno personale è diventato qualcosa di più grande: portare in Spagna il caffè etiope di specialità che qui non esisteva. Importarlo direttamente, con conoscenza dell'origine, con rispetto per l'agricoltore. Tostarlo artigianalmente a Siviglia, con il tempo che ogni chicco necessita. Con tracciabilità reale — sapendo esattamente da dove viene, chi lo ha coltivato, come è cresciuto. Senza scorciatoie. Senza intermediari inutili. Con il valore che torna a chi lo produce.
Questo non è una torrefazione qualsiasi.
È un tesoro. Il vero privilegio di avere qui, in Spagna, qualcuno che ha imparato a tostare il caffè dalle mani di sua nonna sulle montagne dell'Etiopia — e che ora lo fa per te. Con la stessa cura. Con lo stesso gesto. Con la stessa intenzione di sempre: che chi riceve questo caffè senta che qualcuno l'ha preparato pensando a lui.
Questo è Black Jebena.
Benvenuto al rito.
Qual è la tua storia?
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Dicci chi sei? Cosa fai? Cosa ti ispira? Cosa cerchi? Scrivici a info@blackjebena.com e ti risponderò io stessa. Oppure raccontacelo sui social con l'hashtag #miastoriacaffettiera
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